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Il rientro in ufficio è flessibile e condiviso

L’offerta di spazi in co-working risponde alla nuova esigenza delle aziende di distribuire gli spazi sul territorio. L’analisi di Iwg, leader nel comparto con oltre 84 business center in Italia

Possiamo finalmente parlare di una ripresa? Molti preferiscono non dirlo, ma ciò che è certo è che gli italiani stanno finalmente tornando in ufficio, e sono proprio gli ultimi dati di Iwg, leader nel settore degli spazi di lavoro flessibile e di coworking presente in Italia con oltre 84 business center, a farcelo sapere. Rispetto a gennaio, le presenze sono aumentate del 50% con picchi in alcune città come Napoli (+86%), Bologna (+73%) e Milano (+66%).

Tuttavia, non si può dire che tutto sia tornato come prima. Mauro Mordini, country manager di Iwg per l’Italia, spiega come nel nostro paese si stia sviluppando “un approccio ibrido”, affermando che: «il progressivo incremento delle presenze nei nostri business center ci indica chiaramente il desiderio da parte degli italiani di tornare in ufficio e di condividere degli spazi di lavoro. Tuttavia, non si tratta di una presenza quotidiana e continuativa. L’ufficio è solo uno dei luoghi di lavoro, fa parte di un nuovo approccio. Ormai ci siamo abituati a lavorare alternativamente da casa, da un ufficio di prossimità e talvolta passiamo dall’headquarter aziendale».

Se l’Italia oggi è in piena ripresa è anche merito della flessibilità dimostrata dalle aziende e dai lavoratori. L’emergenza non ha fatto altro che accelerare i cambiamenti organizzativi e culturali. Oggi, infatti, scegliere il luogo in cui lavorare è diventata la nuova normalità, una tendenza che sembra destinata a durare. Oggigiorno quando si cerca una sistemazione, si predilige la flessibilità, e le aziende oggi sono pronte ad offrirla, a tal punto che sono numerose quelle che stanno ripensando i propri spazi di lavoro. A fianco delle sedi centrali, le aziende molto spesso investono in uffici distribuiti sul territorio, così da permettere ai propri dipendenti di non spostarsi troppo rispetto alla propria residenza e di lavorare in un luogo idoneo. Grosse corporation molto spesso richiedono di poter sottoscrivere per i propri dipendenti degli abbonamenti per consentire l’accesso a reti di spazi di lavoro flessibili. Potremmo dire di star vivendo una rivoluzione culturale. Gli uffici sono ormai uno strumento da mettere a disposizione dove e quando serve,capaci di soddisfare diverse necessità. Un esempio di tutto ciò è Ntt (Nippon Telegraph and Telephone) che siglando un accordo di membership con Iwg, consente ai 300.000 dipendenti della società di accedere alla rete di uffici Iwg sparsi per il mondo. Un accordo simile, valido per oltre 95.000 persone, è stato siglato anche con la finanziaria Standard Chartered. A riguardo, lo stesso Mauro Mordini commenta dicendo che: «Le aziende interessate agli spazi di lavoro flessibile sono sempre di più, probabilmente perché si tratta di un modello che si è dimostrato vincente durante l’emergenza e che genera vantaggi a doppio senso. Le imprese, da un lato, possono puntare su un’ottimizzazione degli spazi di lavoro e conseguentemente dei costi, riuscendo ad abbattere drasticamente le spese. I lavoratori, dall’altro, riducono i costi e i tempi richiesti dal pendolarismo, traendone benefici importanti anche in termini di work-life balance». 

Iwg sta ora puntando sullo sviluppo del franchising, in modo tale da offrire una copertura il più capillare possibile sul territorio.

La stessa organizzazione nell’ultimo anno ha registrato un incremento notevole della domanda, soprattutto al di fuori delle aree dove storicamente le aziende principali istituivano la propria sede, con picchi di crescita fino al 30% nelle città minori. «Le aziende iniziano a voler mettere a disposizione degli “uffici di prossimità”, non lontano dalle zone residenziali o più genericamente cercando di intercettare le aree dove vive la propria forza lavoro. La domanda per i nostri spazi di lavoro flessibile, infatti, sta aumentando in maniera significativa, non solo nelle metropoli, ma anche nelle città più piccole. Per questa ragione, stiamo lavorando per poter offrire una copertura sempre più capillare sul territorio nazionale e per riuscirci stiamo puntando sul franchising». 

Il format di affiliazione in franchising proposto da Iwg è nato a fine 2018, registrando sin da subito un grande consenso. Nel 2020, nonostante i danni provocati dalla pandemia, il gruppo ha stretto accordi di sviluppo multi-location in Italia, Germania, Regno Unito, Libia, Togo, Australia e Porto Rico. È un’opportunità di investimento relativamente nuova per il real estate, dato che prima che la proposta arrivasse dall’Iwg, non vi era niente di simile sul mercato. La collaborazione prevede diversi fattori, quali la definizione di un programma di sviluppo, con l’individuazione di un’area geografica di riferimento, un numero di aperture e un periodo di collaborazione. Mordini sottolinea come ci sia interesse da parte del mondo imprenditoriale ad entrare in un settore con grandi potenzialità, che permetta di far fronte a una domanda crescente, e che per fare ciò non serve essere esperti franchisee. È un’opportunità che può interessare ugualmente imprenditori, manager con spirito di iniziativa, proprietari di immobili sul territorio italiano che vogliano impegnare il proprio patrimonio trasformandolo in un prodotto innovativo, allineato alle esigenze dei lavoratori di oggi. «Noi di Iwg li guideremo passo passo.»

Iwg segue l’evoluzione del franchisee sin da subito, dall’individuazione della location idonea – parliamo di un immobile con una superficie di almeno 1.000 metri quadrati, che possa ospitare all’incirca 100 postazioni di lavoro – sino all’apertura del business center, con possibilità di utilizzo del marchio, inclusione nel programma di marketing della società, formazione del personale e assistenza nella gestione. Gli scorsi mesi hanno visto la nascita in Italia di una collaborazione importante con Bell Group per l’apertura di 10 nuovi business center distribuiti tra Como, Varese, Parma, Reggio Emilia e Modena, prevdendo l’inizio dei lavori entro l’anno corrente.  «È chiaro che, per riuscire in questo progetto – l’apertura di un business center in franchising – si deve obbligatoriamente passare per investimenti significativi, più alti rispetto a quelli di un franchising tradizionale, ma meno onerosi rispetto alla media del settore immobiliare».

Il franchising è stato esteso ad alcuni dei marchi di maggior successo di Iwg come Regus, Signature, HQ e Spaces. Regus si occupa degli spazi funzionali e servizi completi; Signature delle location di prestigio; Spaces del carattere metropolitano, dei programmi di attività condivise, mentre HQ del dinamismo e dell’adattabilità dell’offerta a qualsiasi necessità. L’obiettivo di Iwg è, quindi, mettere a disposizione nel luogo giusto il giusto prodotto, e sembra che ci stia riuscendo.

IL MODELLO FRANCHISING DI IWG IN BREVE

Iwg mette a disposizione il proprio know-how trentennale nella gestione di spazi di lavoro professionali. La collaborazione si sviluppa a partire dalla definizione congiunta di un programma di sviluppo, che prevede l’individuazione di un’area geografica di riferimento e di un numero di aperture predefiniti. Oltre alla scelta delle location idonee a ospitare i business center, viene stabilito un periodo di collaborazione. Di norma pari a 10 anni a partire dalla data di apertura di ogni sede, con possibilità di estendere la partnership per ulteriori 5 anni. 

Investimento medio: 500-550 €/mq

Spazi minimi per l’idoneità della location: 1000-1300 mq

Opening fee: sì

ROI: 23%-25%

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