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Una rivoluzione industriale verde, globale

Le parole di Boris Johnson rispetto al tema dell’ambiente suscitano curiosità, un momento delicato per le energie rinnovabili in Europa.

In Europa sta avvenendo un cambiamento importante rispetto alle energie rinnovabili, in questo momento storico in cui i prezzi dell’energia sono in netto aumento.

Le Nazioni Unite si stanno impegnando (o promettono di farlo) nel ridurre le emissioni di Co2, lo stesso Boris Johnson lo conferma comunicando di essere un incarico indispensabile da portare a termine.

Parole ed obiettivi che lasciano sconcertati, essendo questo, un periodo colmo di carenze di energia associato ad un aumento dei prezzi vertiginoso derivante dalla “rivoluzione industriale verde” che il Presidente appena citato sta attuando.

I Paesi Europei hanno investito capitali per supportare,espandere ed aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili, le statistiche affermano infatti di un’impennata lo scorso anno nella produzione di elettricità, ancor più di combustibili fossili.

Molti Paesi sono stati costretti a chiudere i loro numerosissimi impianti a carbone; è da specificare che le energie rinnovabili non assicurano una fornitura continua dovendo così ricorrere al gas ed al carbone.

I combustibili fossili vengono anche richiesti da Paesi in cui la siccità ha provocato una diminuzione dell’energia idroelettrica, come in Asia e Sud America.

Giappone e Cina non meno degli altri Stati hanno ridotto l’elettricità, il primo è costretto ad importare gas naturale a causa della chiusura delle centrali nucleari post Fukushima, il secondo Stato invece per una carenza di carbone.

Il carbone ed i gas naturali per motivi simili hanno prezzi d’acquisto elevati. Le centrali di carbone hanno più richieste e d’altro canto l’offerta è stata ridotta dal Governo.

Un’altra importante questione da valutare è quella del trasporto del gas, la Russia in questo sta cercando di sollecitare la Germania nel completamento di un gasdotto. Essendo la Russia un importante produttore di gas, l’Europa si è sempre fidata della sua produzione, non potendo più contare su Germania e Regno Unito che hanno abolito il fracking, sprecando del gas.

Sono molti i Paesi che stanno chiudendo i propri giacimenti di gas e molti fornitori stanno divenendo morosi a causa degli aumenti.

Le produzioni nelle fabbriche sono state dunque stoppate, ci si prepara ad un inverno pieno di scioperi da parte dei lavoratori del carbone, come accadde nel 1974 in Gran Bretagna.

Le industrie coinvolte che rischiano l’interruzione della produzione sono varie, tra cui, aziende di fertilizzanti, come già accaduto in una riduzione della lavorazione poiché utilizzano il gas come materiale principale nella produzione; aziende produttrici di bevande gassate, aziende di conservazione del cibo da congelare, consumando anidride carbonica necessaria a queste lavorazioni.

L’eliminazione del combustibile fossile cosa provocherà?

Un aumento esorbitante dei prezzi da parte dei produttori americani, con una ricerca del carbone senza eguali come toccherà sia per l’Europa che per l’America e ci si dovrà sottrarre a scambi di produzione con paesi più ricchi, senza poter essere autonomi nel settore, cercando carburante senza sosta.

Negli ultimi anni, dall’Europa le aziende produttrici dovranno chiedere finanziamenti al Governo, la Presidenza Biden non prevede per l’Europa scenari piacevoli, anzi presagisce una situazione turbolenta, con grandi decisioni nella fabbricazione di combustibili fossili e delle energie rinnovabili.

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